STORIE
IN EVIDENZA

I bambini di Huaycan hanno voglia di giocare

I bambini di Huaycan hanno voglia di giocare. L’arrivo di un italiano significa qualcuno con cui fare giochi nuovi, o semplicemente insegnarsi a vicenda i nomi degli stessi giochi che si fanno in tutto il mondo, la escondida (nascondino) la goma (l’elastico) ...
Vuol dire farsi portare a cavalcioni a turno per una galoppata in mezzo alla polvere da una donna-cavallo sempre piu’ stanca e sudata, e inesorabilmente pretendere il proprio giro in sella.
I bambini di Huaycan hanno bisogno di protezione, infilano la manina nella tua e ti chiedono., quell’unica sera fra le tante di un anno, di accompagnarli a casa, di aspettare davanti alla porta e alla casa vuota l’arrivo di una sorella maggiore per non entrare da soli al buio.
I bambini di Huaycan hanno bisogno di esserci, e si affollano davanti all’obiettivo della telecamera o della macchina fotografica per lasciare indelebile l’impronta dei loro occhi, dei loro sorrisi.
I bambini di Huaycan studiano e come i bambini italiani prendono buoni voti e brutti voti, si chinano sui libri nella luce insufficiente del sole che tramonta alle 5 del pomeriggio, disegnano pasticciano colorano attaccano ritagli colorati sulle pagine stropicciate dei loro quaderni.
I bambini di Huaycan dividono lo spazio esiguo di un letto, quando c’e’, con genitori veri e acquisiti, con fratelli e sorelle di ogni età, vedono e ascoltano tutto quello che accade in pochi metri quadri di casa, e quando proprio non ce la fanno chiudono gli occhi e fanno finta di dormire.
Come mai sei tornata in Perù cosi’ presto, mi hanno chiesto. Volevo giocare con loro alla escondida, volevo esserci quella sera più buia delle altre, volevo avere orecchie e occhi e braccia per loro, portare i loro segni sulla pellicola fotografica, volevo ascoltare anche quello che non avrei mai voluto sentire, avere il privilegio di pensare che qualcosa, anche se piccolo, si può fare.